Origini del Cimitero di Sassi


Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale
Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale

Quando abbiamo parlato delle vicissitudini della Borgata di Sassi nei primi decenni dell'Ottocento, abbiamo fatto cenno anche a problemi sorti per il Cimitero. 
Ci pare giusto ora approfondire, anche per evidenziare l'abisso di mentalità che ci separa dai nostri avi. Allora il campanile del borgo era centro del mondo ed in sua difesa ed a sua gloria si lottava, a volte anche in termini reali. Questo sentimento ha portato a Sassi una eredità esclusiva: il nostro borgo è l'unico in Torino ad avere un "suo" camposanto. Non abbiamo mai sentito che, ad esempio, Borgo S. Donato o Borgo S. Salvario, anche loro in quei tempi fuori della città, abbiamo cercato di avere qualcosa di analogo.
Vediamo come ciò si è verificato.
Le sepolture, sin dall'avvento dell'era cristiana, avvenivano all'interno delle chiese per i sacerdoti e i nobili ed attorno alle stesse per il popolo.
Nel 1736, sotto il Duca Carlo Emanuele III, si iniziò in Torino a discutere sui problemi che questa pratica generava in una città che stava crescendo, ma solo nel 1777 nacquero i primi due cimiteri. Erano quelli di S. Lazzaro, posto all'angolo di Via della Rocca con l'attuale Corso Cairoli, e quello di S. Pietro in Vincoli in Borgo Dora. Quest'ultimo, popolarmente chiamato "San Per di coj", non era aperto a tutti, ma riservato a poche famiglie che ne avevano eretto tombe monumentali. Nel 1829 viene aperto quello che è oggi il Cimitero Generale.
Intanto anche in oltre Po qualcosa si muoveva; il Comune aveva costruito in borgo del Pilone un cimitero che, nelle sue intenzioni doveva servire anche le zone vicine, Sassi compresa dunque. La sua benedizione avveniva l'8 aprile 1821 e nel mese di maggio l'Arcivescovo interdiva il vecchio cimitero di Sassi che era posto sul lato nord del piazzaletto antistante la chiesa parrocchiale. La coincidenza delle date e l'atmosfera che regnava nei nostri borghi in quel periodo fa pensare che ci fosse l'interesse dell'ex curato di Sassi, Don Bologna, in quel momento Parroco al Santuario del Pilone.
Nel 1822 Sassi ritorna ad essere parrocchia e nel 1823 don Giorsetti, deciso a risolvere il problema della mancanza di un cimitero a Sassi, individua un terreno adiacente a quello interdetto e cerca di comprarlo ma i proprietari rifiutano. Nonostante una supplica al Senato mirante ad ottenere la vendita per pubblica utilità, la richiesta viene rifiutata non ritenendo necessario un nuovo cimitero.
Ma don Giorsetti non si rassegna: verso la fine del 1825 viene inoltrata una supplica all'Arcivescovo. In essa si addossa alla distanza il motivo per cui molti cortei funebri si interrompono alla chiesa di Sassi, lasciando l'onere dell'inoltro al cimitero del Pilone alla parrocchia. Tra le righe si legge un'altra realtà: tra i due borghi l'odio è profondo ed ogni frequentazione si trasforma in rissa. Inoltre Sassi non insiste per la riapertura del cimitero abbandonato, ma è disposta a farne uno totalmente a sue spese. L'Arcivescovo accetta i motivi esposti ed il 1° maggio 1826 la Ragioneria della città di Torino dichiara di non dissentire all'erezione di un nuovo cimitero, a spese dei parrocchiani.
Intanto, in quel 1826, muoiono Felice Bracco e Lorenzo Miniotti che hanno guidato la protesta popolare per il rientro della parrocchia a Sassi. Le famiglie ottengono che siano sepolti nel vecchio cimitero interdetto, in attesa di essere traslati in quello che si ha in animo di costruire.
Dopo i consensi ottenuti è necessario trovare un terreno idoneo. Nel 1828 il marchese Enrico della Chiesa di Cinzano acquista circa 1.500 mq. di terreno situato lungo l'attuale strada del Cimitero di Sassi e lo dona alla parrocchia e don Giorsetti invia al Senato una nuova supplica perchè venga riconosciuta la necessità della borgata di Sassi ad avere un cimitero tutto suo. Il 9 maggio 1829 il Senato risponde a don Giorsetti: "...tutto considerato abbiamo permesso e permettiamo la chiesta costruzione del cimitero dichiarando adatto il sito proposto...".

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